G. ALESSANDRINI       "Panorama di Lucchesia e Apuania"

   L’anno 1932 ci prepara una grande sorpresa : DAZZI, lo scultore ARTURO DAZZI, si presenterà alla Biennale Veneziana con una sala tutta sua di dipinti. DAZZI pittore ? Eh, si. Lo avevamo annunziato anche l’anno scorso, ma si trattava di primi saggi che figurarono poi, ammiratissimi, alla Mostra dell’Animale a Roma; ma quest’anno si tratta di ben altro. Lo scultore, che si avvertiva pur sempre in quelle tele per un marcato vigore plastico, è scomparso per cedere la tavolozza al pittore : al pittore nel senso più vero della parola : che oltre a possedere una profonda sensibilità del colore è in possesso di tuti i segreti del mestiere : come se DAZZI in vita sua non avesse fatto altro che maneggiare pennelli.
   Chi ne è poco persuaso, lo attenda a Venezia.
   Il nostro artista, che ormai si è stabilito definitivamente nel cuore dell’aspra e dolce Apuania, sta modellando, fra una tela... e l’altra, una statua di ben sette metri di altezza, destinata a commemorare i Caduti di Brescia.
   Ed eccovi un’altra novità, LORENZO VIANI, che aveva giurato di non far più mostre personali, s’è lasciato persuadere dagli amici « serpenti tentatori » come li definisce lui nel brillante preludio al catalogo della mostra stessa e l’ha rifatta.
   Ma l’avvenimento più importante dell’annata decorsa e che riguarda tutti gli artisti della Toscana, è stata la Mostra al Kursaal di Viareggio, perchè vi erano rappresentate tutte le regioni toscane con un buon numero di aderenti, anche se negli inviti personali si erano fatte, non so se incon o consapevolmente, omissioni deplorevolissime.
   Tuttavia dando un’occhiata a questa Esposizione, possiamo avere un esatto rendiconto di come stanno le cose artistiche da noi.
   I soliti incontentabili non sono mancati ad affermare che la Mostra valeva poco. Adagio! semmai era soltanto da lamentare che opere di poco valore figurassero in una sala ne erano di valore grandissimo. Basti ricordare il Capriolo morente di DAZZI, la bagnante di MARAINI, i quadri di VIANI, di MARCHIG, di LEVY MOSES, di CARRA’, di CONTI, di NOMELLINI, di MAGGI, ecc.
   E cominciamo da VIANI : Più che tutto fra i suoi lovori ci colpì Pensione di famiglia e più che per il disegno – che in questo strano e personalissimo pittore non è il caso di parlare di colore, che egli non sente e volutamente trascura – per la vita intensa, pur nel grottesco umorismo, che il quadro sa rendere. Nelle altre sue cose si dimostra buon compositore ed esperto disegnatore. Egli, oltre che interprete acuto e profondo dei personaggi strani che predilige, sa cantare anche a modo suo la terra e il mare di Versilia.
   CIPRIANO MANNUCCI. – C’è nelle sue cose del colore come colore, ma vi scarseggia la luce. Tuttavia ha qualche paesaggio interessante. LUIGI DE SERVI. – Nella sua pittura si notano delle zone piatte di colore che rammentano un pò la tecnica del mosaico; e queste zone non sempre sono variate, armonizzate. Ma la vita psicologica ne’ personaggi che ritrae c’è, e intensa. GIORGINA BERTOLUCCI DI VECCHIO. – Discreta vibrazione di colore. MARTA GRANCHI. – Avrei preferito i disegni alle pitture esposte ; invece i disegni non furono accettati. MARIA DI VECCHIO. – Bellissimo impasto nei fiori, robusto e ben dipinto il paese. GINO PARENTI : - Discordante sensibilità tra i due quadri esposti. Meglio il grigio chiaro con tonalità calde sul primo piano. ITALO GRISELLI. – Scultura semi-impressionistica quasi sempre. Il ritratto di scrittore con le sue braccia meschine mi piace poco. Nella « Bagnante » rammenta MAILLOT. Ammiro però in genere la scultura di GRISELLI. LELIO GELLI. – Riflette la tecnica e la sensibilità di ANDREOTTI. Infatti credo che ne sia allievo. BRUNO INNOCENTI. – Nelle cose piccole rammenta anche lui ANDREOTTI. Bene i ritratti con certe preziosità di superficie gemitiane. Quì la materia vibra e la scultura convince. FERRUCCIO PAGNI. – Uno degli ultimi superstiti del macchiaolismo toscano di cui è degnissimo continuatore. ALBERTO BERNINI. – Buone sculture ma alquanto manierate. ADOLFO BELDUINI. – Artista personalissimo. Scultura e poesia insieme. Osservare come è trattato ogni minuto particolare senza diventare frivolo : ogni colpo di ferro è sentito e palpitante, ogni composizione è piena e armoniosa, ogni gesto esprime compostamente ciò che vuol dire. Indovinata anche la patina che egli dà alle sue sculture che sono tutte in legno. LIBERO ANDREOTTI. – Espone due cani bellissimi. ANTONIO BERTI. – Ha un « Maialino » che richiama la pittura in cui signoreggia la pennellata alla brava. La forma vorrebbe essere sintetica ed invece riesce in buona dose manierata. Meglio le sue pitture. MARIO MOSCHI. – In lui il senso decorativo soverchia il palpito della forma. Il suo « Calciatore » si muove bene. BRUNO FERRONI. – Un maestro elementare che dipinge e dipinge bene. GIUSEPPE ARDINGHI. – Belle tonalità di colore in qualche parte dei quadri, e molta poesia. Un pò di uniformità, specie nei paesaggi. SILVIO PUCCI. – Un pò sempre uguale anche lui. Bisognerebbe approfondire di più. PRIMO CONTI. – Ci rivela quì doti non comuni di disegnatore. GIANNINO MARCHIG. – Grande padronanza di tecnica, accentuata plasticità. Pittore concettoso, poeta della pittura. Ricordiamoci del suo quadro : « La morte dell’Autore ». GIULIO GIACHETTI. – Si è finalmente allontanato da Fattori, o meglio da la imitazione superficiazle di esso. E’ sempre un pò schematico ma più aderente alla vita, alla pittura, a se stesso. ORESTE ZUCCOLI. – Toni caldi, chiaroscuro vigoroso. NICOLO’ CODINO. – Dovrebbe approfindire di più . « Una certa vita » non basta. La scultura vuol dire vedere l’uomo in faccia. Morirà bambino ? BINO SAMMINIATELLI. – Ha dei bei disegni che non sono fine a se stessi perchè la psicologia non vi è seconda. FRANCO DANI,
   - Va bene, ma nelle sue cose non vi è raro un certo semplicismo cromatico poco convincente. GIORGIO SETTALA. – Una poco convincente impulsività. ROBERTO PUCCI. – Bello il suo quadro « Stazione ».
   ACHILLE LEGA. – Sintetismo plastico che persuade. Ma perchè quei verdi tutti uguali agri ? CARLO CARRA’. – E’ dei nostri anche lui. Si è costruita al Forte dei Marmi una villetta, che è un incanto, dove passa gran parte dell’anno. Dipinge e nel dipingere sa fare il pittore vero e proprio, il poeta e il metafisico. Se fra il dipintore pittore ti fa sentire un’orchestrazione cromatica delle più sgargianti e suadenti. Se fa il dipintore poeta, specie se ritrae angoli della Versilia, tu senti di questa terra tutto l’incanto.
   RIDOLFO BERNARDI. – Evidenza plastica, piacevolezza e delicatezza di passaggi cromatici. GIOVANNI COLACICCHI. – Artista che guarda per entro alle cose. Originalità d’ispirazione, colore personale. GIANNI VAGNETTI. – Ama e risolve i bianchi. La pittura un po’ scritta dei suoi grandi quadri parigini si allaccia, in certe zone, alla pittura giapponese. Mi piacciono i suoi sensibilissimi pesci. PIO GATTESCHI. Bene anche nei disegni.
   LEVY MOSES. – Ha veramente un inconfondibile stile. Liberazione completa dal vero accademico. Sinfonia ardente di colore; decisione e senso accentuato del movimento e della vita in tutto. In un campo in cui è facile scivolare nel decorativo nel senso noto della parola, LEVY si mantiene in una atmosfera di nobile distinzione, e la sua decisa personalità lo qualifica artista vereo e del suo secolo. ALBERTO MAGRI. – E’ un trasfiguratore del vero e la pittura serve, quì, veramente l’ispirazione.
   Ed ora un’occhiata fuori della mostra, nella Lucchesia, dove lavorano silenziosamente altri artisti non meno meritevoli. Per esempio ANGELONI, l’autore del bel monumento ai Caduti Lucchesi e PETRONI, conosciuto ormai in mezzo mondo. E poi SPARTACO DI CIOLO, valente scultore e FERRUCCIO CHELINI che ha buone narure morte e ANGELINI INNOCENZO e ALBERTO IACOPI e GIUSEPPE LUPORINI, DA PRATO COLOMBO, NIERI ARRIGO, GIOVANNI GORI, MESCHI ALFREDO, PELLEGRINO LAMBERTI, GIORGIO LUCCHESI, MARIO LIPPI, NINO CARRARA, CARLO GRANAIOLA, MARIO PALAGI, che hanno buoni quadri di paese. E FERRUCCIO VEZZONI e VIRGILIO SCUFFI, e ARTURO CHELINI e FERRUCCIO ORLANDI, ORESTE TOMEI, LEONE LORENZETTI che hanno buoni ritratti e quadri di composizione. Degni di nota specialmente per una certa valentìa nel ritrarre la natura morta : RENZO CAPEZZUOLI, VALLY ANGELONI, DOMENICO LAZZARESCHI, GUGLIELMO PETRONI, CESARE OLIVIERI, CAROLINA BURLAMACCHI e GIUSEPPINA RAGGHIANTI, ENZO RICCI. Quest’ultimo ha anche buoni quadri di composizione.
   Ricordiamo – anzi meritano speciale menzione – RAFFAELLO ISOLA che in questi ultimi tempi ha affermata nei suoi quadri più decisa la sua personalità rifuggente dalle facilonerie; BRUNO CORDATI, pittore vigoroso e dolce al tempo stesso; VITTORIO MEONI, valente e impenitente divisionista; ALCESTE CAMPRIANI paesagista insigne; ARTURO DANIELE, pittore mistico, MARIO DAVINI pittore di un mondo che non esiste se non nella sua vulcanica fantasia.
   Nel campo della scultura, oltre i già citati PETRONI e ANGELONI, abbiamo RENATO AVANZINELLI, giovane prometttentissimo, MARIO CARLESI di cui ci piace ricordare il monumento a Del Prete e un busto a Shelley inauguratosi quest’anno ai Bagni di S. Giuliano; RITA MARSILI, che nella Mostra Sindacale di Lucchesia aveva esposto due graziosi gessi raffiguranti teste di bambina e PELLEGRINO BANELLA e ANTONIO ROSSI e GAETANO SCAPECCHI e SIMONI EDOARDO, tutta gente volenterosa che dimostra assai di saper fare e più inensamente di voler fare. E non dimentichiamo GUIDO e ALBERTO CHELI, ambidue eccellenti plastici.
   Ed ora anche in Apuania uno sguardo a coloro che non figurano nella Mostra viareggina. Bisogna correre perchè le cartelle prescritte sono quasi tutte riempite.
   Fra i pittori sono da notarsi DELFO GUIDI e le signorine IDA ANDREOTTI e ORIETTA BACCI che possiedono una discreta sensibilità di colore, specie il GUIDI. Gli scultori sono più numerosi. C’è FELICE CORSETTI tutto raccolto a plasmare mistiche visioni, c’è EGISTO BERTOZZI che pensa più che non lavori, e si distingue assai nel pastello. C’è ABELE IACOPI che ultimamente ha modellato un gruppetto « L’Idolo » dove non sai se più ammirare la squisitezza formale o l’elevatezza indovinatissima del concetto. ANTONIO TOMAGNINI sta lavorando alacremente a una Pietà. BIBOLOTTI si è messo a fare l’industriale : è un peccato perchè aveva doti non comuni di plastico.
   Stiamo pensando se non si è dimenticato qualcuno. Ci pare di no. Ah si : LEONE TOMMASI, che sebbene giovanissimo, è già tanto padrone della forma da farci pensare che egli se esiste la reincarnazione, sia già stato scultore in una vita anteriore.

                                                                                    GARIBALDO ALESSANDRINI

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