ARNALDO FRATEILI

     Non m'occupo di proposito delle cose dell'arte. Ogni mio giudizio sull'attuale momento artistico non può valore che come giudizio di uno del pubblico che frequenta le mostre. In tale qualità non faccio questione di tendenze e di scuole; ma posso dire che le mostre in Italia mi sembrano più interessanti, più omogenee, più oneste da qualche anno a questa parte, soprattutto da che ci hanno messo le mani i Sindacati. C'è un'aria di rinnovamento artistico più calmo e basato su valori più seri e durevoli che quelli delle mode; il tormento caratteristico dell'arte del nostro tempo si rivela in un lavorio diretto più in profondità che in superficie; non si procede più per reazioni improvvise e contrastanti; i giovani particolarmente non vagano come mosche senza testa dalle esasperazioni dell'ultima scoperta avvenirista ai ritorni puri e semplici alla tradizione con valore di copie. C'è una maggior consapevolezza della necessità di tenersi a certi canoni eterni dell'arte, senza per questo rinunciare alle conquiste della sensibilità moderna, alle sudate esperienze del più recente passato: Il banale e il ciarlantesco si fanno sempre più rari. La fotografia e la faciloneria, se pur non sono state bandite del tutto, non hanno più il posto d'onore. Parimenti perdono terreno quelle aberrazioni della pittura moderna che, nate per solito nei Saloni parigini, riempiono di aborti innominabili e di sgorbi senza senso le esposizioni di tutti i paesi. Le mostre italiane appaiono da qualche anno le meno toccate da quel male: nelle più recenti mostre italiane torna far luce il vero visto con gli occhi dell'anima. E si nota, nelle mostre, delle grandi città come quelle provinciali, l'affermarsi silenzioso e discreto di una gioventù che lavora seriamente, un pullulare di forze nuove.
     Con questo non si dice che tutto quello che s'incontra nelle mostre sindacali o novecentesche sia bello, e possa piacere senza riserve. Molto anzi ci sarebbe da passare al passivo dell'attuale momento artistico, e addirittura da condannare. Ma è pericoloso farlo, con l'aria che tira sull'Italia dell'anno VIII : aria di rivalsa di tutto il vecchiume più logoro contro i giovani migliori, aria di aperta reazione del gusto borghese e filisteo contro ogni buona conquista dell'arte e dello spirito moderno. Di fronte a questo ritorno sugli altari di vecchie ciabatte che si aveva ragione di credere confinate per sempre in cantina, vien la voglia di difendere anche quel nuovo che meno piace, perché è sempre migliore e più intelligente di quel vecchio. (Ho detto "vecchio" e non "antico" , che è ben diverso). E si ha riguardo oggi a esprimere troppe riserve sull'arte moderna per timore di essere fraintesi, e di far piacere a gente che proprio non se lo merita. La battaglia che la giovane arte italiana ha dovuto combattere contro il cattivo gusto e il camorrismo dell'Italia ufficiale massonica di prima del Fascismo, è tutt'altro che vinta. Si direbbe anzi che si riaccenda. Ma sarà superata anche questa se i giovani continueranno a lavorare con fiducia, e, piuttosto che chiacchiere e polemiche, metteranno avanti delle opere.

                                                                                           ARNALDO FRATEILI

<< Indice delle Risposte